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Valerio Sanfo

 

 

 

ZIBALDONE :


 CORPO CAUSALE, dedicata a Mino D'Amato

 

Lascerò questo corpo:
l'alternato respirare,
il pulsare del cuore,
il battito di ciglia;
ma porterò con me, il mio sapere:
integro, lucido e presente.
Motivo, assai, e scopo di questa attuale dimora,
di conoscere, senza buttar via
il tempo in velleità e frivolezze.
Sarò vivo, ancor più vivo d'ora.
Sarò libero, ancor più d'adesso.
Incontrerò creature che ora non vedo.
Salirò sulle alte vette senza il fiato in gola.
Salperò i mari alla ricerca di sacre sponde.
Sarò vivo, ancor più vivo d'ora.

 


LA LUCE VIENE

 

O Sole, ragazzo dell'alba,

mio piccolo Signore,

Fa' che tutti sia bello sul mio cammino,

Tutto bello, dietro di me, sul mio cammino,

Tutto bello, dinanzi a me, sul mio cammino,

Tutto bello, intorno di me, sul mio cammino.

Fa' che i miei occhi vedano solo bellezza

Durante il mio cammino

 

                                                                  ( preghiera dei Navajos)

 


VITA   SPARTANA

 

“  Sta bene! Un mezzo per cui non occorre né denaro, né medico, né incantesimi.

 Datti subito alla vita aperta dei campi e comincia a zappare e a scavare.

 Mantieni assolutamente te e il tuo spirito in un ristretto cerchio.

 Nutrisciti di cibi non complicati e vivi tra gli animali animalescamente; e non farti

 vergogna di concimare tu stesso il campo che mieti.”

 

                                                                  ( Goethe, Faust, Parte I, Cucina della strega)

 


A coloro che verranno.

 

Davvero, vivo in tempi bui!

La parola innocente è stolta.

Una fonte distesa vuol dire vuol dire insensibilità.

Chi ride, la notizia atroce non l’ha saputa ancora.

Quali tempi sono questi, quando

un dialogo sugli alberi è quasi un delitto,

perché su troppe stragi comporta silenzio!

E l’uomo che ora traversa tranquillo la via

mai più potranno raggiungerlo dunque gli amici

che sono nell’affanno?

E’ vero: ancora mi guadagno da vivere.

Ma, credetemi, è appena un caso.

Nulla di quel che fo m’autorizza a sfamarmi.

Per caso mi risparmiano.

(Basta che il vento giri, sono perduto).

“Mangia e bevi!”, mi dicono:

“ e sii contento di esistere”.

Ma come posso io mangiare e bere, quando

quel che mangio, a chi ha fame lo strappo,

e manca a chi ha sete il mio bicchiere d’acqua?

Eppure mangio e bevo.

Vorrei anche essere un saggio.

Nei libri antichi è scritta la saggezza:

lasciar le contese del mondo e il tempo breve

senza tèma trascorrere.

Spogliarsi di violenza, E’ render bene per male,

non soddisfare i desideri, anzi dimenticarli,

dicono, è saggezza.

Tutto questo io non posso, davvero, vivo in tempi bui!

 

                             Bertold Brecht; (1898-1956 )

 

Ancora attuale nel 2008!

 


Storia di un Buon Bramino.

 

 

Viaggiando incontrai un vecchio bramino, un uomo molto saggio e sapientissimo.

Vicino alla sua bella casa, circondata da un giardino incantevole, abitava una vecchia indiana, bigotta e piuttosto povera.

Un giorno il bramino mi disse: Vorrei non essere mai nato.

Gli chiesi il perché. Mi rispose: da quarant’ anni studio e sono quarant’anni perduti: insegno agli altri e ignoro tutto: questo fatto mi umilia tanto che la mia vita è diventata insopportabile.

Sono nato, vivo nel tempo e non so che cosa sia il tempo; mi trovo in un punto fra due eternità, come dicono i nostri saggi, e non ho nessuna idea dell’eternità.

Sono fatto di materia; penso, e non ho mai capito da che cosa nasca il pensiero. Non so perché esisto.

Eppure ogni giorno mi fanno delle domande proprio su questi argomenti; bisogna rispondere; nulla di buono ho da dire e parlo molto, e resto confuso e vergognoso di me, dopo che ho parlato.   

“Ah, reverendo padre, così mi si dice,spiegateci perché il male inonda la terra tutta!”

Io ho gli stessi dubbi di quelli che mi interrogano e talvolta rispondo loro che nel mondo tutto va per il meglio, ma quelli che sono stati rovinati e mutilati in guerra non ci credono affatto, ed io lo stesso.

Arrivo quasi a disperarmi quando penso che dopo tutte le mie ricerche non so da dove vengo, quel che sono, né dove andrò dopo la morte, né quel che diventerò.

Lo stesso giorno vidi la vecchia che abitava vicino a lui e le chiesi se mai si fosse angustiata per non sapere come era fatta la sua anima.

Neppure capì la questione: in tutta la sua vita non aveva mai riflettuto su uno dei problemi che rendevano infelice il bramino; credeva con tutto il cuore in tutto ciò che le avevano insegnato e rispettava le tradizioni religiose: credeva nelle metamorfosi di Visnù e purchè avesse ogni tanto dell’ acqua del Gange per purificarsi, si riteneva la donna più beata del mondo.

Colpito dalla felicità di quella povera creatura, tornai dal mio bramino filosofo dicendogli: Non vi vergognate a sentirvi infelice quando vicino alla vostra porta avete un vecchio automa che non pensa a nulla e vive contento?

Avete ragione mi rispose. Cento volte mi son detto che sarei felice, se fossi sciocco come la mia vicina, eppure non vorrei una tale contentezza.

Questa risposta del bramino mi fece più impressione di tutto il resto; esaminai me stesso e vidi che veramente anch’io non avrei voluto essere contento a patto d’essere imbecille.

Proposi la faccenda ad alcuni filosofi e furono d’accordo con me.

Eppure dicevo c’è una grande contraddizione nel nostro modo di pensare. Perché, in fondo, qual è il nostro problema? Quello di essere felici. Che importa essere intelligenti o essere sciocchi? Chi è contento di essere com’è, è ben sicuro di essere contento; chi ragiona, non è altrettanto certo di ragionare bene.

Dunque è chiaro  dicevo  che bisognerebbe scegliere di non avere intelligenza, per poco che l’ intelligenza contribuisca al nostro malessere.

 Tutti furono del mio parere, eppure non trovai nessuno che volesse accettare il patto di diventare imbecille per diventare contento. Da ciò conclusi che se noi apprezziamo la felicità, apprezziamo ancor di più la ragione.  

( da Voltaire, Candido e altri racconti, Novara, De Agostani, rielaborazione)


 

Parole di verità

 

 

La sfera dello spirito è la patria

 

dell'anima; e colà l'uomo perviene,

 

se del vero pensare fa la via,

 

se la forza d'amore che ha nel cuore

 

sceglie a possente guida,

 

e dell' anima sua l'intimo senso

 

dischiude alla scrittura

 

che dappertutto a lui si manifesta

 

nell' universo, e ch'egli può trovare

 

pur sempre quale annunzio

 

spirituale in tutto ciò che vive

 

ed opera vivendo,

 

ed anche in ogni cosa

 

ch'è senza vita nello spazio estesa,

 

e in tutto ciò che avviene

 

nel divenire e scorrere del tempo.

 

 

                                 Rudolf  Steiner

                           ( versione di R. Kùfferle)

 


 



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Valerio Sanfo

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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