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PEDAGOGIA DELLA NATURA  


 

La proposta di una pedagogia della natura si presenta come modello complesso e aperto; complesso perché propone l'accesso a tutte le scienze, aperto perché non isola il sapere ma lo relaziona continuamente con tutto il resto.

Un modello che persegue anche lo scopo di porre in stretto rapporto la scuola e l'ambiente in cui è inserita.

Affinché possa essere applicato, tale modello necessita della presenza di mini ambienti naturali; ecco perché è auspicabile almeno la presenza di un orto botanico spontaneo. Solo se i referenti culturali hanno la possibilità di fruire con continuità, immediatezza, degli elementi naturali, si potrà realizzare una pedagogia della natura.

Inoltre il continuum tra aule didattiche e spazio esterno permette di sviluppare per tutto l'anno scolastico i programmi didattici e, ciò che più conta, di sperimentare un nuovo modo di insegnare; più libero, flessibile, meno coercitivo e più vicino alla natura umana.

Non basta la trasmissione di conoscenze ecologiche per far prendere coscienza della realtà della natura; bisogna immergersi e vivere l'ambiente e assegnargli una valenza prioritaria anche dal punto di vista didattico: nell'ambiente per apprendere dall'ambiente, quale risorsa multi-disciplinare..

Il bambino è prima di tutto un individuo e in quanto tale unico e irripetibile, ecco perché non può esistere la didattica perfetta.

La soggettività del bambino necessita di una elasticità nella trasmissione del sapere. Ciò che accomuna il processo di crescita e che deve essere utilizzato per stimolare l'apprendimento sono caratteristiche tipiche come la curiosità, l'immaginazione, il sentimento, la spinta verso la novità.

La scuola dell'obbligo preme sulla veloce trasformazione del bambino in adulto e perseguendo questo scopo unitario finisce per negare al bambino quei bisogni indispensabili alla sua formazione. Basti pensare al brusco salto dalla scuola per l'infanzia alla prima elementare, con drastica riduzione del movimento, dell'attività ludica, con distanziato rapporto sociale con l'insegnante.

Sono tanti coloro che parlano dei bambini: pedagogisti, antropologi, psicologi, sociologi, ecc.; sono tanti i convegni, le tavole rotonde, le riunioni nelle quali si parla dei modelli educativi, delle problematiche dell'infanzia, fiumi di parole e di concetti, uso di linguaggio elitario usato dagli addetti ai lavori, si fa a gara per esporre teorie e ipotesi applicabili per un migliore stato dei bambini.

Si parla tanto dei  bambini, ma si parla poco ai bambini.

Gli insegnanti si incontrano per stilare interessanti programmi didattici, i dirigenti propongono nuovi modelli, ma quando giunge il tempo di dedicarsi ai bambini prevalgono i propri interessi, e ai bambini, quali poveri esseri silenziosi e subalterni, non resta che subire.

Un esempio per tutti è l'obbligo, che ancora vige in numerose scuole materne, del sonnellino pomeridiano anche per i bambini che per loro indole non ne necessitano. Solo in alcune strutture vi è la possibilità di attività alternativa; è facile dedurre che se i bambini dormono, gli insegnanti  si riposano.

Io penso proprio che se la presa di coscienza del terzo millennio si approfondirà tanto da trattare i bambini quali stupende potenzialità del futuro, ebbene si parlerà del nostro periodo come di quello della falsità pedagogica: tanti buoni propositi e il mantenimento di uno stato di maltrattamento psico-sociale che dovrebbe preoccupare sin d'oggi le associazioni preposte alla tutela dei diritti ei bambini.

In una pedagogia come quella proposta, atta a sviluppare la sperimentazione pratica e il lavoro sul terreno, valorizzando gli spazi esterni all'edificio scolastico, il bambino non è più il ricettacolo delle informazioni scaricate, non è lo spettatore passivo, ma l'artefice del suo apprendimento, il produttore dei documenti didattici, il collaboratore del docente, il centro del sistema educativo.

Occorre massimizzare il tempo trascorso nell'area esterna, con programmi mirati sulle attività all'aperto, in modo tale che gli elementi naturali possano stimolare fortemente i bambini e dar sfogo alla creatività, alle sensorialità, permettendo una motricità libera e spontanea, favorendo l'interazione sociale e l'integrazione.

Il vantaggio del modello Pedagogia della Natura è quello di richiedere un minimo spazio quale quello del cortile scolastico e di poter svolgere l'attività naturalistica nel contesto urbano.

La realizzazione di un cortile verde permette la comparazione tra spazi costruiti, adattati e naturali.

La città perde la cattiva fama di prigione di cemento e si riabilita offrendo ai bambini la possibilità di utilizzare per la loro conoscenza gli stessi spazi che segnano il loro sviluppo.

L'istanza multidisciplinare del modello Pedagogia della Natura permette al bambino di cogliere la moltitudine di relazioni tra l'ambiente urbano e quello sociale, tra il naturale e il costruito, stimolando alla ricerca di soluzioni per rapportarsi con l'ambiente e integrarsi nella società.

In questo periodo di crisi della coscienza, in un mondo opportunistico il cui scopo prevalente è rappresentato dai vantaggi economici e dall'affermazione della propria identità a discapito degli altri, necessitano dei punti di riferimento solidi, sicuri e stabili.

Ebbene, quale migliore modello di riferimento se non quello della natura, può soddisfare tali requisiti?

Ricorrendo a sistemi molto economici è possibile fornire ai bambini degli spazi all'aperto che tramite l'attività didattico-educativa favoriscano la loro crescita globale. La scuola elementare La Rinnovata di Milano applicando il metodo Pizzigoni sta dimostrando che il connubio natura-didattica è perseguibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 
 
 
 
 
 
 
 
 

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